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Dietro le quinte di RavennaPoesia (21 ottobre 2005)


Dietro le quinte di RavennaPoesia

Ivan Simonini, "Qui", venerdì 21 ottobre 2005

 

In qualunque teatro, dopo un’ora da stoico spettatore, mi addormento. Nell’edizione n. 24 di RavennaPoesia all’Alighieri un qualche misterioso incantesimo mi tiene sveglio per oltre due ore esagerate. Il logo della manifestazione (un Einstein irriverente nel centenario della teoria della relatività fa le linguacce a un Dante corrucciato e permaloso su disegno della tredicenne Federica Ardillo) non lascia presagire che in Dante vs Einstein è la sbeffeggiata poesia a dominare la scienza, quasi la seconda sia una nobile ancella della prima, in un mix dove le due “arti” si offrono in un solo granitico blocco, elegantemente vestito dall’essenziale scenografia di Gino Pellegrini, geometrica nelle linee e cangiante nelle luci. L’ardua operazione di sposare gli eterni opposti (scienza e umanesimo) è condotta sul palcoscenico da Galilea Maioli, presentatrice tanto leggera, impeccabile e rassicurante da essere ormai indispensabile nell’economia generale dell’evento, quest’anno ricco anche di quei colpi di scena che il pubblico non avverte. Come quando Ennio Cavalli (finalista al Premio Campiello 2005 e caporedattore del Giornale radio Rai) chiude la sua lettura fortemente emozionato con una lirica struggente (“Dovunque mi chiamerai io verrò”) appena scritta per la giovane compagna morta improvvisamente d’infarto pochi giorni prima. O come quando il fiumano Valentino Zeichen (non essendosi presentato puntuale alle prove perché per venire a Ravenna da Roma va per sbaglio a Ferrara) sfoglia lento e incerto sul palco il suo canovaccio non sapendo quali testi leggere e forse leggendo quelli che non deve. Un altro che manda su tutte le furie l’ottimo regista Gabriele Marchesini è Franco Costantini che si concede il lusso di disertare le prove tanto da costringere l’alter ego Gianfranco Tondini a provare per ogni evenienza anche la parte di Costantini stesso nel leopardiano Dialogo della Terra e della Luna. Eppure sul palco Costantini si materializza, magistrale come sempre. Già apprezzato regista delle edizioni precedenti, Tondini si fa apprezzare quest’anno anche come interprete, mentre come interprete Marchesini è un po’ al di sotto dei suoi alti livelli abituali, forse perché stressato dalla fatica della regia, nella quale fatica lo assiste dietro le quinte Rosetta Berardi, all’esordio nel ruolo di “buttadentro” dovendo spingere fisicamente in scena al momento prefissato poeti e attori regolarmente riluttanti all’ingresso. In netto “work in progress” invece Francesca Serra, che ha fatto tesoro della “scuola Maioli/Marchesini” nella perfetta interpretazione del Basilisco piumato di Marianne Moore.

Una conferma la solitaria voce fuori dal coro di Gian Ruggero Manzoni. Una bella sorpresa Riccardo Belloni, i cui Bioritmi, scritti 25 anni fa, reggono felicemente il tempo.

Nata “on the road”, proprio 25 anni fa, tra le bancarelle di piazza San Francesco come “Mercatino”, RavennaPoesia, la più longeva rassegna poetica italiana, è divenuta, istituzionalizzandosi, una delle punte di diamante del panorama culturale ravennate, sulla base di una intuizione vincente: trasformare la poesia in spettacolo non è un tradimento ma un modo concreto oggi per difendere la più povera tra le arti. Nell’edizione n. 24 il rischio di cadere nella seriosità è stato brillantemente scongiurato sia dalle musiche scelte dal dorato ghost writer della Mondadori Massimo Mazzoni sia da tre degli attori in scena: Loris Pellegrini, con le sue effervescenti recitazioni “elettriche”; Giovanni Nadiani, col suo impossibile dialogo in dialetto romagnolo tra la propria coscienza e il perfido computer; Maria Giovanna Maioli, la musa di RavennaPoesia, capace non solo di far risplendere la sua voce modulare nei toni drammatici per la Passione di Luzi, ma anche straordinaria nei toni comici per l’irresistibile Mio robot di Calzavara. Proprio a Maria Giovanna si deve l’ultimo colpo di scena che, in questo caso, più palese non si può: a manifestazione conclusa, mentre i 200 spettatori plaudenti lasciano la platea, lei si ribella ai suoi tirannici autori, attori, registi e parenti che tutti all’unisono le dicono “No, non si può! Il copione non lo prevede! E poi, semmai, è lui che deve ringraziare noi!”. Ed ecco la musa impossessarsi del microfono e ringraziare il sindaco Mercatali per la sua presenza in sala. Giovanna deve aver pensato che, essendo il sindaco a fine mandato, non avrebbe avuto altre occasioni ufficiali per esprimergli riconoscenza. Per Maria Giovanna la poesia è una grande famiglia di cui fanno parte, quasi fossero suoi figli, anche gli amministratori pubblici, come quando, in sede di conferenza stampa, rivela orgogliosa anzitempo, e mettendolo in qualche difficoltà diplomatica, che Alberto Cassani sarà assessore alla Cultura anche nella futura giunta Matteucci. Fatto sta che, nel post-spettacolo, i molti bolognesi presenti all’Alighieri hanno chiesto che l’anno prossimo RavennaPoesia ap-Prodi a Bologna. Ma non si capisce per quali ragioni una capitale dovrebbe trasferirsi in provincia.