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“Sviluppare il pensiero femminile” (15 ottobre 1996)


“Sviluppare il pensiero femminile”

Marcello Tosi, "Corriere Romagna", martedì 15 ottobre 1996

 

Nella ricorrenza dei cento anni dalla nascita (12/10/1896) Ravenna, città “dove un’antica vita / si screzia in una dolce ansietà d’Oriente” (“Dora Markus”), ha ricordato Eugenio Montale dedicandogli la 15ª edizione del Mercatino della Poesia, che ha offerto la possibilità, con direzione artistica e scelta dei testi di Maria Giovanna Maioli Loperfido, di riascoltare la multiforme voce della sua grande anima di poeta, con una vasta serie di letture di versi, prose, traduzioni e lettere, sul palcoscenico del teatro Rasi. Ospite principale della manifestazione Dacia Maraini, che ha letto il suo inedito dal titolo Le stanze del pensiero, presentato in un “portfolio” assieme a disegni originali di Graziella Borghesi Godard. Intervistata sul palcoscenico da Paolo Ruffilli sui radiodrammi ora raccolti sotto il titolo (montaliano) La casa tra due palme (ed. Sottotraccia), l’autrice di romanzi come Isolina e La lunga vita di Marianna Ucrìa (che sarà presto un film) ha detto di aver ritrovato, scrivendoli, suggestioni della cultura giapponese (di cui suo padre, l’orientalista Fosco Maraini, è uno dei maggiori studiosi) “dove i morti ritornano per parlare ai vivi”, ma anche di trovarsi in piena sintonia con l’umorismo “di tipo pirandelliano” di Montale e di considerare per sé la poesia come una pausa, a cui pure tiene molto, nell’attività di narratrice. “Sono silenziose le stanze del pensiero / disse la bambina con gli occhiali ... i pensieri sono morti ... e vide la sua stanza volare leggera / sopra due ali di carne...”

Signora Maraini, il titolo del suo inedito suggerisce un parallelo con una definizione di Virginia Woolf che aveva definito la letteratura delle donne come “la necessità di avere una stanza tutta per sé”. Lei ha recentemente posto l’accento sulla divaricazione “tra la vita reale e quella immaginata su di un video, in cui l’unico linguaggio con cui la donna riesce ad imporsi è quello del corpo, un modello senza pensiero e desiderio”.

“È molto importante sviluppare quella parte della personalità femminile che è trascurata sul piano simbolico, ovvero dell’immagine, ed è il pensiero. Bisogna dare importanza al pensiero femminile.”

Sulla poesia, Eugenio Montale si augurava che un giorno potesse tornare ad essere “decoro e vanto... e non più una solitaria vergogna individuale”.

“Il bisogno di fare poesia è oggi molto forte, pur con pochissimo mercato. C’è una sorta di schizofrenia da parte del lettore italiano, che ha un certo gusto, ma lo vuole mostrare da protagonista. Nella nostra letteratura continua ad essere presente una tendenza al ‘formalismo’ e all’‘estetismo’, anche di grande qualità. Con questa tradizione si scontra il filone ‘impegnato’, critico verso la realtà e la società, molto ben rappresentato da Pasolini, nonostante fosse un grande filologo, perché attentissimo allo stile. Montale mi sembra in posizione equidistante tra queste tendenze, ma lo sento più vicino a quella di Pasolini.”

Perché un omaggio al grande poeta genovese nella forma di radiodramma, di cui egli stesso è il protagonista? (Nella serata è stato rappresentato Eugenio e la moglie in una stanza di albergo dagli attori Ines Cavicchioli e Franco Costantini.)

“Ho sempre amato scrivere per la radio. Si trattava di fare un omaggio ad un poeta che ho molto amato e letto in un certo periodo della mia vita. Si trattava di inventare una serie di interviste con grandi personaggi del passato, o semplicemente parlare di donne. Scrivere per la radio significa dare un corpo alle voci, e il gioco dell’immaginazione legato ad esse è sempre stato per me fonte di gioia.”