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Il Mercatino ha fatto 13 (ottobre 1994)


Il Mercatino ha fatto 13

Jacopo Vanni, "Qui", ottobre 1994

 

Il Mercatino della Poesia, giunto recentemente al traguardo dei 15 anni di esistenza, era partito nel 1979, con microfono libero, nella piazzetta S. Francesco, sotto la guida di Giovanna Maioli. Poi dalla metà degli anni Ottanta, ha scelto lo spazio più intimo e ordinato del teatro. In tutto tredici edizioni – tre sono saltate per ragioni diverse, ma il numero ha portato bene: il Mercatino ’94 (tenutosi agli inizi di ottobre) è risultato per molti aspetti il più bello e apprezzato delle ultime stagioni. Merito della coerenza con cui si è realizzato fino in fondo lo spirito che ha in effetti guidato la formula delle ultime edizioni: fare della lettura di poesia uno spettacolo in chiave teatrale. Azzeccatissima, ad esempio, l’idea di collocare dall’inizio alla fine sulla scena tutti i poeti (da Claudia Azzola a Massimo Scrignoli, da Paola Rossi a Fiorangela Arfelli, da Maria Laura della Rosa Antonellini a Roberto Linzalone, da Valeria Grinfan a Paola Ruggeri) che sul palco del Rasi hanno potuto creare una sorta di pièce, ora rarefatta e lirica, ora satirica e con un occhio rivolto al cabaret a cui ha contribuito, come suggestivo “collante”, l’ambientazione ricca di atmosfera e decadentismo.

Bel Mercatino, dunque, e giustamente salutato dall’antologia poetica Ravenna. Il Mercatino della poesia (1979-1994), sempre a cura di Maria Giovanna Maioli, pubblicato or ora da Essegi: porterà davanti alla città un motivo in più per riflettere sull’opportunità di sostenere e attivare rassegne dove artisti del territorio e italiani si incontrano e, insieme, dialogano col pubblico. E non va dimenticato Andrea Zanzotto, in un assolo ostico ma molto incisivo, insignito del Premio Mercatino della Poesia 1994. Riuscita, e in più di un’occasione, di alto valore spettacolare, anche la seconda “tranche”, dedicata ai crepuscolari e affini: Franco Costantini, Anna De Lutiis, Giuseppe Maestri, Paola Goretti, un inedito Gianni Morelli, Daniele Serafini, Gabriele Marchesini e Roberto Pazzi hanno passeggiato fra alcuni dei più bei nomi della poesia fra Otto e Novecento, come Govoni, Palazzeschi, Corazzini, Gozzano e un sorprendente Moretti, per certa spietata crudeltà.