Versi in maniche corte (3 luglio 1991)
Versi in maniche corte
Vittorio Buongiorno, "Il Messaggero", mercoledì 3 luglio 1991
“E infine uscimmo a riveder le stelle.” Non è la fine di una lettura dantesca dedicata all’ultimo canto dell’Inferno. Non è una pagina dell’ennesima edizione della Divina Commedia. È una maglietta dedicata alle terzine più famose del poeta sepolto accanto alla chiesa di San Francesco. E a Ravenna è di gran moda. Le librerie cittadine ne hanno vendute a decine, di questa e delle altre, dedicate ai versi più famosi di ogni epoca. “Odi et amo” di Catullo, “Le chat” di Charles Baudelaire, “L’infinito” di Giacomo Leopardi, per esempio.
È il grande ritorno alla poesia, ma in un modo nuovo, forse tutto apparenza e poca sostanza come vogliono questi anni in cui l’immagine trionfa. Comunque è un ritorno. Forti del motto di Oscar Wilde, “O si è un’opera d’arte o la si indossa”, turisti e ravennati passeggiano vicino alla tomba di Dante mettendo in mostra versi immortali, carnagioni bianco latte, pelli abbronzate, già spellate e riabbronzate. Giovani, vecchi, distinti signori, ragazze alla moda. Ce n’è per tutti i gusti.
Al di là delle magliette non c’è il vuoto, ma quasi. Anche il tradizionale appuntamento con le Letture dantesche da quest’anno cambia faccia. Niente più attori, niente più letture. Ma due incontri dal titolo Dedicato a Dante. Il 10 luglio il proteiforme uomo di spettacolo Sylvano Bussotti, regista e compositore, racconterà il suo approccio al poeta della Divina Commedia ai Chiostri francescani. Il 17 sarà Roman Vlad, consulente artistico del Festival, a parlare della sua esperienza con le terzine dantesche.
Non vedremo più Paolo Poli, Enrico Maria Salerno, Piera Degli Esposti, Luigi Squarzina, Ruggero Raimondi o Mario Luzi leggere i canti di Dante. In questi ultimi tempi le Letture avevano perso di interesse. Non erano più quelle di una volta, quando agli albori del Ravenna in Festival, l’allora direttore artistico Lorenzo Arruga le aveva volute fortemente. Molti a Ravenna ancora ricordano con nostalgia quella sera del 1986 quando Valeria Moriconi lesse il canto di Paolo e Francesca ai Chiostri. Altri ricordano invece con fastidio quello che accadde con Carmelo Bene. Sono passati all’incirca dieci anni.
L’istrionico attore lesse l’Inferno dal balcone del Municipio a piazza del Popolo. Ma più del successo poterono le polemiche per l’ingaggio che sembrò gigantesco.
Così tra odi e amori la poesia a Ravenna ha continuato a vivacchiare. Soprattutto affidata alla passione dei singoli. Oggi è passata l’epoca dei Trebbi poetici, Walter Della Monica adesso preferisce dedicarsi alla narrativa. Resta imperterrita nonostante le difficoltà Maria Giovanna Maioli Loperfido ad organizzare il Mercatino della Poesia. Nato nel 1979 dall’idea di un gruppo di amici ha portato in questi anni a Ravenna poeti di gran calibro e ha tenuto in vita il rapporto con la poesia. Il 15 settembre del ’79 in piazza San Francesco (la vicinanza con la tomba di Dante è una costante del rapporto poesia-Ravenna) Dacia Maraini, Biancamaria Frabotta e un giovanissimo Valerio Magrelli, che aveva allora 23 anni, diedero vita alla prima edizione.
“Era un mercatino vero e proprio, perché i poeti vendevano i loro libri in piazza, sulle bancarelle. L’idea era di portare le poesie in piazza come era successo a Castelporziano” racconta Giovanna Maioli Loperfido. “Ma oggi il momento della piazza è finito. Allora c’era un microfono sempre aperto e ciascuno poteva dire quel che voleva. Oggi non sarebbe più possibile.”
Il nucleo di amici che diede vita a quest’idea si chiama Gruppo Tuttoprevisto e lo ricorda l’arabesco che orla il cammeo, simbolo dell’iniziativa. Quest’anno il Mercatino della Poesia si è tenuto il 4 maggio, ci sono stati tanti giovani poeti alla Sala Dantesca della Classense, c’è stato il Gran Finale dedicato a Giovanni Pascoli, c’è stato lo happening di una cena in stile poetico con il “risotto romagnolesco che mi fa Mariù” di pascoliana memoria. C’era soprattutto Tonino Guerra, arrivato a ritirare il premio ’91. Del futuro ancora non si sa nulla. I problemi sono sempre maggiori, soprattutto economici. Il Mercatino ha sfruttato in questi anni un finanziamento comunale, ma continuare è sempre più difficile. Vale il detto che la poesia non paga e anche i finanziamenti rischiano di prendere altre direzioni.

