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Cinque poeti cinque (23 settembre 1988)


Cinque poeti cinque

Maria Giovanna Maioli Loperfido, "Il Nuovo Ravennate", anno XXX, n° 36, 23 settembre 1988

 

In un mattino che ormai accoglie un sole smarrito incontro alla Tazza d’Oro i “Pentapoesis”, cinque simpatici ragazzi ravennati, studenti universitari, che nel nome della poesia si esibiranno al Mercatino della Poesia 1988. I loro nomi sono: Gianluca Danesi, studente di medicina e chirurgia; Paolo Mariani, di lingue straniere; Enrico Minardi, Eugenio Sideri e Paolo Visani, di lettere moderne. I loro poeti prediletti sono Pound, Mallarmé, Montale, Ungaretti, Baudelaire, Hesse e poeti cinesi del XVI secolo, quali Li Po e Tu Fu.

La poesia – ha scritto qualcuno – è dare senso e passione alle cose insensate. La vostra opinione?

Enrico Minardi: “La poesia infatti essendo libertà e musicalità – soprattutto musicalità – può rimanere poesia pur nell’assenza del senso logico”.

Paolo Visani: “Secondo me non succede mai che la poesia dia senso e passione a cose insensate, essendo la riproduzione artistica un’esperienza. Tutto ciò che rientra nei confini dell’esperienza non può mai essere considerato insensato”.

Gianluca Danesi: “Non sono d’accordo con l’espressione, in quanto tutte le emozioni, che poi vengono riprodotte in un’opera artistica, non possono definirsi mai insensate. Possono essere considerate prive di una logica formale, ma hanno sempre motivazioni e cause che le definiscono non insensate”.

Eugenio Sideri: “Mi associo a quello che ha detto Gianluca, in quanto ogni mia esperienza, che io cerco di riprodurre in versi, ritengo sia qualcosa di sensato, di vivo”.

Paolo Mariani: “La poesia serve in pratica a dare un significato alle cose; è molto difficile per me stabilire che cosa è insensato, che cosa è sensato. Al limite, se per insensato si ritiene ciò che è privo di significato, la poesia è una delle forme espressive che sanno appunto dare significato alle cose e quindi renderle sensate”.

Come credete di riconoscere la vera poesia?

Gianluca: “Secondo me è possibile riconoscere la grande poesia quando leggendo la composizione noi ci troviamo nello stesso stato d’animo in cui si trovava il poeta nel momento in cui la scriveva. Quindi sostanzialmente è un fatto emozionale”.

Paolo Visani: “Quando sento che si instaura un ponte, una corrispondenza con ciò che sono io internamente, allora riconosco che questa è poesia”.

Paolo Mariani: “La vera poesia, a mio avviso, può essere riconosciuta solo individualmente; ovvero esiste solo per ciascuno di noi. La vera poesia è quella che io avrei voluto scrivere”.

Eugenio: “Ritengo che si tratti di vera poesia quando nel mio animo riescono a riprodursi gli stessi sentimenti, le stesse sensazioni che il poeta voleva offrire al lettore, all’ascoltatore.

Però vorrei che la poesia mi desse altre sensazioni, per cui la leggo con un certo spirito critico”.

Enrico: “Poesia è tutto ciò che riesce a suscitare nuove emozioni, anche se non corrispondono esattamente a quelle che l’autore voleva suscitare. Chiaramente gli autori di poesia non sono solo gli scrittori, però parlando di poesia letteraria direi che è poesia ciò che aumenta la nostra commozione quando si è già commossi e fa commuovere quando non si è commossi”.

Una bella poesia è un contributo alla realtà. Il mondo non è più lo stesso dopo che gli si è aggiunta una bella poesia. Sono parole di Dylan Thomas...

Eugenio: “Io non sono d’accordo. Il poeta può solo mettere in risalto un attimo di vita del mondo, ma il mondo rimane sempre lo stesso”.

Gianluca: “Non sono d’accordo con l’espressione di Thomas, in quanto il mondo rimane sempre lo stesso. La poesia serve solamente per scoprire aspetti e caratteri prima sconosciuti”.

Paolo Mariani: “Per me la poesia, come altre forme d’arte, può aiutarci a conoscere il mondo, ciò che ci circonda. Mi viene in mente una frase di Oscar Wilde, quella in cui diceva che è in fondo la natura ad imitare l’arte e non l’arte a imitare la natura, nel senso che l’arte ci può servire proprio per conoscere la natura e non viceversa”.

Enrico: “Il mondo dopo la lettura di una bella poesia muta completamente, a mio avviso. Se i poeti danno una grandissima importanza alle sensazioni e tendono a riportare queste attraverso un grande senso della misura – ciò a cui tendo anch’io – ciò significa recepire sempre nuove sensazioni attraverso cui guardare il mondo in modo sempre diverso. È un arricchimento, quindi”.

Paolo Visani: “Questa affermazione di Thomas pecca un attimo di sentimentalismo. Il mondo non è mai lo stesso, ogni secondo che passa, e soprattutto nel campo dell’arte. Ogni opera nuova, che sia bella, che sia brutta produce un cambiamento inevitabilmente”.

Chi di voi si sente poeta?

Paolo Visani: “Non so bene ancora cosa significhi essere poeta. Quindi ancora non so se posso definirmi tale”.

Eugenio: “Se essere poeti significa scrivere poesie, allora noi cinque siamo tutti poeti. Se invece significa poter esprimere in versi l’infinità del sentimento umano, l’universalità, allora penso che nessuno di noi sia poeta”.

Gianluca: “Finora sono semplicemente me stesso. Se sono un poeta si vedrà; spetta anche agli altri dirlo”.

Enrico: “Sono d’accordo con Gianluca. Penso che non mi definirò mai un poeta. Sono uno che scrive come tanti e che solo scrivendo riesce ad essere se stesso”.

Paolo Mariani: “Io non scrivo per essere poeta, scrivo per esprimere una forma di comunicazione che mi si addice”.