Al Mercato dei versi “cantati” (22 maggio 1987)
Al Mercato dei versi “cantati”
Fausto Piazza, "Il Nuovo Ravennate", anno XXIX, n° 21, 22 maggio 1987
Una fitta schiera di poeti e, innanzitutto, la poesia, sono ritornati quest’anno a Ravenna ospiti del consueto appuntamento con il Mercatino della Poesia. Dopo la battuta d’arresto dell’86, la sesta edizione realizzata il 16 maggio scorso ha abbandonato definitivamente la formula originaria (lo aveva già fatto del resto nell’85) fra i clamori della piazza, le bancarelle ricolme di versi stampati e la fitta compra-vendita di pubblicazioni “poetiche”. Gli organizzatori – come sempre Giovanna Maioli, coadiuvata da Paola Rossi, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune – hanno preferito ricondurre la manifestazione in un luogo più intimo e raccolto, una sorta di pubblico salotto nel Ridotto del teatro Alighieri, pur senza trascurare quel tanto di improvvisazione e di convivialità che sono sempre state il sale delle passate edizioni in versione open air. Lo spazio ritagliato all’interno dello storico teatro cittadino è risultato quanto mai emblematico se si pensa al tema: “la poesia come spettacolo; il poeta come attore di poesia”, che ha caratterizzato la manifestazione e attorno al quale sono stati invitati a cimentarsi i poeti partecipanti, e gli attori, i dicitori, i musicisti che li hanno accompagnati. La poesia, come genere letterario canonico, è stata oggetto (in particolare nel ’900) di “disgregazioni” e “slittamenti” sul piano estetico, di contaminazioni ed intrecci con altre dimensioni del fare artistico (si pensi all’attività dirompente delle avanguardie storiche, in primo luogo alle “parole in libertà” del futurismo, prototipi della “poesia visiva” e della “poesia sonora”, poi praticate e teorizzate più ampiamente negli anni del dopoguerra dalle cosiddette neo-avanguardie). I promotori del Mercatino hanno deciso, per l’occasione, di filtrare la dimensione poetica attraverso il teatro e la musica, sperimentandone una possibile vocazione spettacolare.
In questo caso, però, l’intenzione non era quella di “contaminare” o “spostare” le coordinate estetiche della poesia sottolineando un superamento del “genere”, semmai quella di verificare la possibilità di sollevare la poesia dalla dimensione della lettura intima e personale che tutti frequentiamo, per proporla all’interno di una cornice “pubblica”, “collettiva” e forse anche rituale.
Il podio del poeta si è così ampliato in un palcoscenico il cui sipario si è aperto offrendo agli spettatori lo spettacolo dell’interpretazione poetica; un palcoscenico particolare che ha avuto come protagonisti attori di poesia. Così alcuni poeti hanno interpretato i propri versi, altri hanno preferito lasciarli interpretare a dicitori o attori; altri ancora nell’accompagnamento di musicisti hanno trovato il contrappunto, l’intermezzo, il sottofondo per la musicalità delle proprie composizioni. In effetti, quella singolare sintonia che dovrebbe innescarsi fra la sensibilità dell’interprete e la trama profonda e sottile del testo poetico non sempre è riuscita ad emergere o trovare esiti ottimali fra i protagonisti che si sono alternati sul palco del Mercatino.
Giovanna Maioli resta comunque convinta che, attraverso una buona interpretazione, “l’appropriazione debita del testo”, si può muovere (e promuovere) la sensibilità del pubblico verso la poesia e trasformarla in evento spettacolare; e insieme, creare una sorta di “rivelazione” o “riscoperta” del testo; al limite, far sì che il poeta stesso possa intender meglio la propria poesia. Giovanna Maioli dice però che “pochi poeti sanno interpretare bene se stessi”. Forse per questo, il Mercatino ’87 ha istituito un premio al poeta miglior dicitore di se stesso (un emblematico punto esclamativo in mosaico realizzato da Stefano Mazzotti, che vuol dimostrare la meraviglia della rivelazione di un autore che sa leggersi), che è stato assegnato alla poetessa Vivian Lamarque. Il pubblico che numeroso ed attento ha affollato (fino a notte fonda) il Ridotto dell’Alighieri ha, in ogni caso, apprezzato visibilmente il taglio sperimentale di questa edizione, forse la più riuscita nella storia della manifestazione.
La serata, condotta con classe e professionalità da Galilea Maioli, ha avuto come ospite d’onore, applauditissimo, Andrea Zanzotto, considerato, oggi, uno dei massimi autori italiani.
Di grande presa sul pubblico sono state anche le poesie a sfondo ecologico di Giorgio Celli e le bizzarre liriche barocche, scovate ed istrionescamente interpretate dal riminese Loris Pellegrini. Accattivante e simpatico anche Riccardo Belloni, professore di scienze naturali con la passione del calembour. Originale invece la performance di Corrado Costa che ha fatto tradurre da due attori il suo “testo a fronte”; Gian Ruggero Manzoni ha sperimentato invece la fusione del ritmo di un suo testo poetico con quello di un gruppo musicale. Molto ampia la partecipazione femminile: a partire da una autrice affermata come Biancamaria Frabotta, fino all’attrice Angela Baviera passando da Laura Antonellini, Carla Baroncelli, Franca Battain, Ida Giorgioni Medri, Galilea Loperfido, Isa Mariani, Paola Rossi, Anna Zoli, Giorgina Salonia ed Elisabetta Gulli Grigioni, che ha trasferito nella poesia la sua nota passione per i cuori.
Hanno partecipato inoltre Davide Argnani, Giulio Guberti, Francesco Maria Montanari e Piero Santi. Mancavano all’appello Tonino Guerra (che ha inviato un poetico messaggio di scuse) e l’“ingiustificato” Dario Bellezza: assenze che il pubblico non ha avvertito più di tanto, catturato, anche, dai versi degli iscritti al “microfono libero” (interessanti e piacevoli rivelazioni poetiche a firma di Irma Papa, Anita Rossi, Eugenio Sideri, Paolo Visani, Simonetta Bonfatti).

