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Quando poesia è spettacolo (27 maggio 1987)


Quando poesia è spettacolo

Gian Ruggero Manzoni, "Bassa Romagna", mercoledì 27 maggio 1987

 

Nella giornata di sabato 16 maggio, al Teatro Alighieri di Ravenna ha trionfato il Mercatino e la poesia, con la sua coinvolgente spettacolarità. Fini dicitori, musici, attori e performance, nonché artisti e poeti guidati e organizzati da Giovanna Maioli Loperfido, stupenda padrona di casa e a sua volta misurata lettrice, hanno accontentato un pubblico preparato e giunto da tutta la Romagna. Nel corso della giornata, a parte i “troppi” esordienti (direi teneri) e i meno conosciuti (ma già validi), molte sono state le importanti e smaliziate personalità che si sono susseguite ai microfoni. Vorrei ricordare Biancamaria Frabotta, poetessa e saggista romana, già da anni operante come critica letteraria, che ci ha trasportato in volo, ritmando con garbo ed eleganza la sua femminilità e la sua grazia – Piero Santi, narratore e poeta fiorentino, già frequentatore, a fianco di Montale e Rosai, del mitico caffè “Le Giubbe Rosse” che, negli anni ’30 e ’40, tanto ha dato alla nostra cultura e al nostro costume perché ritrovo preferito di artisti ed intellettuali – Ida Giorgioni Medri, poetessa ravennate di “sommo talento” che, con la sua composta lirica (da valutarsi ulteriormente) per stile e amorosità, ci ha rasserenato, affidata la lettura dei suoi scritti a Gianfranco Fabbri – Giorgio Celli, bolognese, entomologo, narratore, poeta, critico d’arte ecc., amico di Costanzo e polo di quei suoi “lazzi” domenicali, nonché neocandidato per il Senato nelle liste del Pci – Loris Pellegrini, studioso di “letteratura bizzarra”, che ha interpretato con giochi barocchi pezzi di Ortale, Lepòreo, Achillini, Sempronio, Ciro di Pers, Melosio e altri – Isa Mariani e Loretta Merenda, forti e simpatiche poetesse da sempre impegnate tra favola e quotidiano – Corrado Costa, reggiano, poeta e avvocato di grandi capacità, come Celli già membro del gruppo ’63 e sempre in “prima fila” là dove l’avanguardia italiana si manifesta (al suo fianco si sono esibiti gli attori Buccino e Fava) – Galilea Loperfido, giramondo, poetessa, aristocratica e laureata in filosofia, dai caratteri “indiani” ma dalla loquacità e dal brio veneti – Giulio Guberti, ravennate e medico, oggi fra le voci più alte nel coro poetico italiano. Scrittore, critico d’arte e già mio maestro, dal cuore profondo e dalle radici cosmiche, che ha letto brani dal Ghilgamesh, suo ultimo libro edito dall’Essegi – Andrea Zanzotto, veneto e schivo, con Bertolucci, Luzi, Caproni, Giudici, vate indiscusso di questa nostra fine secolo. Riconosciuto a livello internazionale per la grande anima e per la ricerca sul linguaggio, che oltre a leggere alcune sue composizioni si è intrattenuto coi presenti analizzando e valutando i caratteri della musa – Riccardo Belloni, poeta e professore di scienze naturali che (così come lo insegna) dal bioritmo prende spunto per le sue “cabalistiche” composizioni – Davide Argnani, già mio compare in Pelasgi che, servendosi della voce di Pierpaolo Paolizzi e della chitarra di Mauro Turroni Monti, ci ha fatto conoscere le sue verità più nascoste – Vivian Lamarque, trentina e spontanea poetessa, già famosa e affermata interprete, che ha vinto il premio speciale per il miglior dicitore, offerto dagli organizzatori e dall’amministrazione ravennate. E, per finire, Gian Ruggero Manzoni (vecchio animale da palcoscenico) che, coadiuvato da Franco Ranieri alla chitarra, da Mario Gallegati al contrabbasso e da Giorgio Ricci Garotti al sax, visceralmente si è fatto largo a urli e a morsi leggendo brani da Seth e dedicando epiche a Trockij. Scuotendo la numerosa platea che, magnanima, l’ha poi “compatito” e perdonato.

All’incontro sono mancati Tonino Guerra, impegnato con la Rai (durante la serata è giunto un suo telegramma) e l’“isterico” Dario Bellezza (ma nessuno, conoscendolo, si è meravigliato più di tanto).

Gli appunti alla manifestazione: 1) Troppe le presenze (da selezionare in precedenza e sfoltire ulteriormente) e troppo faticoso e “confusionevole” per lo spettatore reggere un pomeriggio e una serata intera straripante di letture poetiche, esibizioni e interventi ininterrotti (a parte il sontuoso e ottimo banchetto servito da camerieri in guanti bianchi). In futuro meglio spezzare (diluire in due o tre serate il fiume vocale) o trasformare il Mercatino della Poesia in un festival itinerante, sfruttando le piazze e i teatri di tutta la Romagna (terra che ancora risponde bene a queste iniziative culturali). 2) A Ravenna, dopo il Mercatino, anno per anno, mai si è pubblicato un libro raccoglitore contenente tutti gli interventi e tutto il materiale fotografico espresso e legato a tale manifestazione. Decisamente gravissima lacuna (forse figlia di un triste provincialismo?) visto che tutte le amministrazioni serie che organizzano letture poetiche o convegni di questo genere (aventi una continuità) poi testimoniano tali eventi con una pubblicazione così che, in futuro, tramite detta mappa, si possa tracciare l’itinerario culturale di quel dato periodo storico/letterario, e così da gratificare i professionisti, gli artisti e gli operatori gratuitamente intervenuti. 3) Da ciò deriva che pochi sono i soldi che Ravenna (e in specifico l’ass. alla Cultura) investe in tale pregevole operazione, ormai riconosciuta a livello nazionale, che certo qualifica la città e la fa maggiormente stimare dagli addetti e dai forestieri.

Per chiudere questa pagina e per dovere di cronaca, al Mercatino (che dalla manifestazione “alternativa” degli anni scorsi si è trasformato in vero Galà altamente mondano) sono intervenuti inoltre il neo sindaco di Ravenna Dragoni (che di persona si è reso conto del valore dell’iniziativa) e molti nomi del mondo politico, culturale e finanziario romagnolo (deduco che in futuro si confidi nell’interessamento dei privati, così da rinvigorire le finanze).