Home Archivio stampa C’è un poeta tra la folla (22 aprile 1985)

C’è un poeta tra la folla (22 aprile 1985)


C’è un poeta tra la folla

Tino Dalla Valle, "Il Resto del Carlino", lunedì 22 aprile 1985

 

Il sabato è da sempre, a Ravenna, giorno di mercato. Sino a pochi decenni fa la piazza si riempiva di mercanti: cappello in testa, anche se era d’estate, “capparella” sulle spalle e “parpagnano” in mano, cioè quel bastone che serve da manico di frusta e per molti altri usi. Il Foro Boario si riempiva di bestiame che veniva venduto e comprato, mentre nella piazza grande, oggi del Popolo, si affollavano gli agricoltori, i commercianti ed i mediatori di granaglie, di mangime, di macchine agricole, di fertilizzanti ed era tutto uno scambio di parole nell’orecchio, di occhiate d’intesa, di solenni strette di mano a sanzionare l’avvenuto contratto.

Oggi tutto questo è pressoché perduto. Gli scambi avvengono direttamente fra organizzazioni di produttori e di consumatori. Le “capparelle” sono quasi scomparse; assenti del tutto i “parpagnani”, ormai vivi soltanto nel ricordo e nel linguaggio degli anziani o nelle manifestazioni folcloristiche degli schioccatori.

Ma per un giorno, un sabato di primavera, ogni anno Ravenna si rianima di nuovo. Non sono più i mercanti di bovi, né quelli dell’antiquariato (vero o falso) oggi tanto di moda. Sono degli strani mercanti dagli occhi un po’ allucinati che espongono i loro prodotti su fragili bancarelle o li affiggono ai muri come se fossero manifesti. È il Mercatino della Poesia, così lo chiama la fondatrice, Giovanna Maioli Loperfido, studiosa ed appassionata, curatrice di alcune antologie poetiche.

Come un tempo gli agricoltori e commercianti venivano al mercato portando in tasca o nei sacchetti dei campioni della loro merce, oggi i poeti portano nei rotoli che stringono in mano o nelle borse sottobraccio le copie delle loro poesie od i libretti che hanno pubblicato, di solito a loro spese. E come un tempo le merci venivano esibite nel palmo della mano, oggi si mostrano le poesie e si recitano dei versi ad alta voce perché qualcuno sia indotto a comprarle. Ovviamente qui non possiamo parlare di un bilancio economico o di volume d’affari. Anche se c’è qualcuno che acquista un libro di poesia, la maggior parte del pubblico si limita ad ascoltare ed i poeti si scambiano le poesie come i collezionisti di francobolli o delle figurine Liebig. Con la differenza che le poesie sono opera loro magari frutto di notti insonni passate al tavolino.

Ieri a Ravenna si è svolto l’ormai tradizionale Mercatino della Poesia. Un mondo anomalo, una fauna curiosa si è aggirata durante tutta la giornata fra le bancarelle disposte sotto il portico o nell’ingresso del teatro Alighieri; e nel pomeriggio e nella serata tutti i partecipanti al Mercatino si sono riuniti nel Ridotto del teatro per esibirsi con le loro produzioni. “Si recitano addosso” dicono i maligni che non capiscono la bellezza di dare e ricevere poesia. Si aggiunga poi che quest’anno, su invito degli organizzatori, è tornato alla ribalta un personaggio ormai mitico della poesia in piazza, quel Walter Della Monica che, con Toni Comello quasi trent’anni fa nel gennaio 1956, proprio a Ravenna ed a Cervia diede vita al trebbo poetico italiano. Ieri sera Della Monica ha rievocato Vincenzo Cardarelli, di cui è ricorso pochi mesi fa il 25mo della morte senza che alcuno lo abbia ricordato.

Prima e dopo di lui hanno letto o recitato le loro opere numerosi poeti venuti da tutta Italia (una cinquantina), qualcuno accompagnato da musiche, qualche altro abbinando alle poesie la proiezione di diapositive per esprimere meglio i loro stati d’animo. Fra i molti: Roberto Linzalone di Matera, che ha anche presentato i suoi compagni d’avventura; Valerio Magrelli, Maurizio Di Bartolo, Paola Rossi, Nicoletta Poli, Luciana Arbizzani, Eugenio Vitali, la scrittrice Armanda Guiducci, Loretta Merenda, l’etologo Giorgio Celli, Andrea Massanò, Carla Baroncelli, Ida Giorgioni Medri. Una foglia d’alloro, come una croce di cavaliere, non si nega a nessuno.