La poesia che non addormenta (28 settembre 1982)
La poesia che non addormenta
Attilio Lolini, "Il Manifesto", martedì 28 settembre 1982
Se da una parte sta la letteratura di massa, che fa la massa dei letterati possibili?
Su un palco, improvvisato, in piazza dell’Aquila a Ravenna, Ferruccio Brugnaro stava leggendo una poesia sul massacro del popolo palestinese; giustamente urlava davanti ad un pubblico accaldato e vagamente sconcertato quando, da una via adiacente la piazza, sono entrati dei giovani. Hanno chiesto: chi sono quelli? che fanno? Ha risposto uno: sono i poeti. L’Arcivescovo li ha cacciati da piazza XX Settembre e loro si sono rifugiati qui. Non li vuole più nessuno.
In piazza dell’Aquila è stata “murata” anche una lapide dove si ricorda l’avvenimento. Già l’anno passato, per la terza edizione del Mercatino della Poesia organizzato dalla Bancarella di Editoria a Mano e Tuttoprevisto, la Curia non aveva gradito certe letture. Chi saranno mai queste donne, si sarà chiesto probabilmente il prelato, che dicono al microfono tutte queste oscenità, o peggio, parlano del proprio corpo, dei propri desideri? Una vergogna.
I poeti (ma, soprattutto, i piccoli editori di poesia) hanno allestito i loro banchetti nella piazza “conquistata” – ma attraversata anche da spericolati ciclisti – per la tradizionale vendita delle loro “merci” sfidando così oltre al Vescovo altri piccoli sabotatori. In breve questa manifestazione è divenuta, in qualche modo, l’ultima spiaggia della giovane poesia italiana dopo che assessori e organizzatori varii (passata la moda) hanno “disdetto” i festival e le letture che, fino a ieri, si tenevano anche nei comuni più sperduti della penisola.
C’erano (oltre a Ferruccio Brugnaro che ha letto – o meglio urlato – le sue ultime straordinarie poesie politiche) Eugenio Vitali, Davide Argnani con Sandro Sardella, Giovanni Garancini della rivista di poesia operaia "Abiti-lavoro"; molte donne: Gabriella Sica, Chiara Scalesse, Giovanna Sicari, Luciana Frezza, Patrizia Vicinelli, Carla Baroncelli, Isa Mariani, Katia Migliori, Mariangela Giusti, Loretta Merenda (e ci perdonino quelle che abbiamo dimenticato), sì da dare l’impressione che la poesia delle donne oggi (come anche dimostra la recentissima antologia Versi d’amore, curata da Giovanna Maioli) sia prevalente e, senza dubbio, più “viva” e originale di quella degli uomini. C’erano le bancarelle della cooperativa editoriale di Valore d’Uso e quella delle Edizioni di Barbablù. Oltre a "Spirali" – presente anche qui con il Secondo Rinascimento di Verdiglione – c’era il banchetto della Società di Poesia con i libri che hanno in copertina (hélas!) le foto dei loro autori, e poi personaggi-poeti come Vito Riviello e Corrado Costa, specialisti nelle letture pubbliche che non addormentano; Gianni D’Elia con la redazione di "Lengua", e poi, silenzioso, discreto, uno dei nostri scrittori più grandi (e meno noti), Piero Santi, che dice di trovarsi molto bene con i poeti che sono, a suo avviso, l’ultima carta che può “giocare” la nostra poco entusiasmante letteratura.

