Incongrua attesa, salvo imprevisti... (17 settembre 1980)
Incongrua attesa, salvo imprevisti. Valore d’uso
Alberto Cioni, "Il Manifesto", mercoledì 17 settembre 1980
Da giovedì 11 a sabato 13 si è svolta anche quest’anno a Ravenna la seconda edizione del Mercatino della Poesia, organizzato dal Gruppo Tuttoprevisto, e patrocinato dalla Provincia e dal Comune.
Rispetto all’anno passato sono state maggiori questa volta le presenze individuali (Vassalli, Benni, Vivian Lamarque, Magrelli, Riviello, Bettarini, Batisti, e altri) che hanno avuto il ruolo principale che era stato nella prima edizione dei gruppi e dei collettivi. Tra questi ultimi erano presenti questa volta solo i gruppi fiorentini di Salvo Imprevisti e Incongrua Attesa, e Valore d’Uso di Roma. Questa assenza delle realtà collettive della poesia, se da un lato è da attribuire a una vera e propria diminuzione “fisiologica” di queste, è per altro legata all’incapacità di stabilire una rete di rapporti (editoriali, produttivi, creativi) e di confronti, di cui il Mercatino dovrebbe essere una tra le tante occasioni.
Il mercato della poesia, è noto, è assai ristretto (si stampa poca poesia in Italia) ma malgrado ciò è egualmente ostile e diffidente verso tutto ciò che nasce al di fuori dei canali ufficiali, e si presenta all’attenzione senza i crismi della critica autorizzata. Di tutto ciò si è avuto conferma in vari momenti della manifestazione di quest’anno; ma sono stati episodi, e si è sentita la mancanza di un dibattito, per così dire, più organico e conseguente. Si dice che i dibattiti annoiano il pubblico e sbrigativamente vengono annullati dalla lista. Questa volta se ne sono visti i danni. Si è iniziato giovedì nella centralissima piazza San Francesco, tra numerosi tavolini disposti quasi a quadrato dove si vendevano libri, riviste, ciclostilati.
Per chi arriva a Ravenna per la prima volta la straordinaria compattezza del luogo – la chiesa austera, i portici, i chiostri – non può non incrinarsi. I giardini della piazza sono infatti da qualche anno il ritrovo dei tossicodipendenti – qui dove una volta si riuniva il movimento degli studenti medi, mi spiega un compagno.Lo spaccio e il consumo, i mille modi per tirare su i soldi per le dosi di eroina, sono il paesaggio a cui assistiamo sconvolti per tre giorni.
Il resto della città sembra essersi abituata, ma in questa ostentata indifferenza la frattura ci sembra ancora più feroce, più assurda.
Questo clima di indifferenza lo si è ritrovato anche nel rapporto che la città ha avuto con il Mercatino. Si guarda ai poeti con diffidenza, nel migliore dei casi con curiosità. Sotto i portici, dov’è sistemato il microfono, e alcune sedie, si susseguono le letture. Il pubblico è scarso, solo dopo cena la piazza si riempie, ma il distacco resta; sono pochi i poeti che riescono a stabilire una sorta di legame reciproco. Benni che legge ad esempio le poesie sull’estate e una inedita, “Prima o poi l’amore arriva”, strappando simpatia e applausi. “Questa piazza è adescatrice” dice.
Queste difficoltà sono riconosciute dagli stessi organizzatori, che peraltro tra mille ostacoli hanno lo scorso dicembre creato l’esperienza della Bancarella di Editoria a Mano. “Si tratta di una iniziativa importante – spiega Paola Rossi, una delle organizzatrici – completamente autogestita, che ha l’intenzione di affrontare il problema della produzione e distribuzione dei testi, stabilendo un rapporto diverso con il pubblico della poesia.” I materiali fin qui prodotti sono numerosi, e alcuni davvero molto belli: piccoli quaderni con disegni, copertine di libri, ciclostilati. Gli autori numerosi, e tutti alle prime armi (Loretta Merenda, Gianni Zaffagnini, Isa Mariani e molti altri). La ricerca in questo senso è in corso, batte strade relativamente nuove. E non è isolata, se pensiamo alla recente iniziativa di Roberto Roversi e Dido Maldini, il foglio "La Tartana degli Influssi", che pubblica testi inediti e li spedisce a chiunque ne faccia richiesta.
Mentre assistiamo alla performance di Carla Baroncelli, che si avvoltola 21 metri di carta “scrivendosi addosso”, pensiamo per contrasto alle parole lapidarie con cui Roversi e Maldini aprono il secondo numero del loro foglio: “Cerchiamo di iniziare un lavoro meno approssimativo, anzi magari rigoroso, sulla poesia scritta e parlata che i giovani continuano a distribuire”.

