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Poeti in bancarella (22 settembre 1979)


Poeti in bancarella

Davide Argnani, "Il Forlivese", anno XVII, n° 34, sabato 22 settembre 1979

 

All’ombra delle memorie dantesche, la bellissima piazza di S. Francesco di Ravenna ha ospitato per due giornate consecutive, venerdì e sabato 13-14 settembre, un simpatico Mercatino della Poesia, organizzato dal Gruppo Tuttoprevisto di Ravenna, con la collaborazione del Crad, del Comune, della Provincia e dell’Ept e con l’adesione di: "Rendiconti" (rivista a cura di Roberto Roversi di Bologna); "Salvo Imprevisti" (quadrimestrale di poesia diretto da Mariella Bettarini di Firenze); Poesia Migrazione (gruppo coordinato da Vito Riviello di Roma); Valore d’Uso (Collettivo poesia di Roma); "Quasi" (rivista a cura di Giuseppe Favati e Giuseppe Zagarrio di Firenze), e il "Collettivo R" di Firenze (quadrimestrale di poesia a cura di Luca Rosi).

I luoghi più originali della poesia spesso sono quelli più impensati e allo stesso tempo sono quelli più comuni. Per ottenere esiti positivi occorre senso di umiltà e coraggio di rompere le solide prevenzioni del luogo comune e una chiara, rigorosa concezione degli elementi da mettere in campo. Soprattutto per la poesia è molto difficile. Ma quello di Ravenna, come ogni altro paese di Romagna, è ricco di mercati e mercatini e la gente è avvezza ad assidue frequentazioni.

Ma l’unica frequentazione a cui i romagnoli sono meno avvezzi è proprio quella della poesia. Invece questa iniziativa ci ha lasciati sorpresi e soddisfatti sia per la piena partecipazione della gente del posto (moltissimi i giovani) sia per la numerosa presenza dei poeti arrivati da ogni parte d’Italia e ognuno a proprio carico, senza rimborso spese. Segno che in Romagna l’interesse per la poesia esiste pur essendo rimasto finora tutto a livello di una pacata ufficiosità.

L’idea degli organizzatori di mettere a disposizione dei poeti una piazza e tante bancarelle su cui mettere in mostra la poesia è stata veramente originale. Così ogni poeta e ogni gruppo di poeti hanno potuto, per due giorni, autogestirsi nel diretto confronto col pubblico, discutendo le proprie idee, divulgandole, confrontandole e soprattutto parlando di poesia, recitando e leggendo al microfono davanti a un folto pubblico attento.

Fin dalla mattina di venerdì i poeti sono arrivati alla spicciolata e già nel pomeriggio la piazza era piena di decine e decine di poeti provenienti da varie parti d’Italia. Fra i più noti erano presenti Giuseppe Favati, Luca Rosi e Ubaldo Bardi di Collettivo R da Firenze; Vito Riviello e Roberto Linzalone di Poesia Migrazione rispettivamente da Roma e Matera; Tommaso Di Francesco, Cecilia Reggiani, Luciano Testa del gruppo Valore d’Uso da Roma; M. Bettarini, Attilio Lolini, Roberto Voller, Silvia Batisti e Riccardo Boccacci del gruppo Salvo Imprevisti da Firenze; Roberto Gagni e Achille Serrao di Messapo da Siena; alcuni esponenti della rivista Rendiconti (assente Roversi per impegni a Bologna); e singolarmente erano presenti i poeti Ferruccio Brugnaro (poeta-operaio di Porto Marghera), Eugenio Vitali di Ravenna, Davide Argnani di Forlì, Demos Ronchi di Imola, Luca Sossella di Udine, Eugenio Miccini di Firenze, Dacia Maraini e Biancamaria Frabotta da Roma, lo studioso Gualtiero De Santi da Urbino, Loretta Merenda e Flavia Brunetti di Ravenna, e numerosi altri. Da notare alcuni “gruppi femministi”: il Gruppo Scrittura di Bologna e il Collettivo In Evasione di Bagnacavallo...

Nonostante l’esibizione di tentato sabotaggio da parte di improvvisati e casuali giocolieri della parola, le letture di poesia sono state ben nutrite e qualitativamente importanti. Significativi sono stati gli interventi di Luca Rosi, Giuseppe Favati, Mariella Bettarini, Tommaso Di Francesco, Ferruccio Brugnaro, Vito Riviello, Eugenio Vitali, Roberto Voller e Lolini, Batisti, Serrao...

Da queste due giornate di poesia si può dire che sia emerso un certo tipo di poesia esistente oggi nel nostro paese. Una poesia che vuole uscire dai buchi del consolatorio e del privato in cui è stata relegata da secoli (dalle istituzioni, dal capitalismo editoriale – si sa, la poesia è merce povera – dal potere), che ama il linguaggio semplice del comune, che vuole recuperare l’uomo nel suo contesto politico del quotidiano e si fa materiale di lotta.