Al Mercatino della Poesia... (20 settembre 1979)
Al Mercatino della Poesia di Ravenna
Laura Stefani, "Il Giornale di Massa", 20 settembre 1979
Leggere poesie in piazza non è una novità in assoluto, all’estero e in altre città italiane iniziative come questa di Ravenna sono portate avanti da anni, ma il Mercatino della Poesia, tenutosi il 14 ed il 15 settembre in p.zza San Francesco a Ravenna, è destinato, per gli scambi culturali che si sono svolti, ad avere profonda risonanza tra quanti sono attenti a quei fermenti che nascono non dalle elaborazioni di élite ma dalla genuina riflessione della gente sulla vita individuale e sociale.
Il Mercatino, che è un libero mostrarsi da parte dei poeti, è nato dalla volontà del Gruppo Tuttoprevisto, nel quale si riuniscono appassionati di poesia e poeti dilettanti, ed in particolare per l’attività della signora Giovanna Maioli, affermata lettrice di Montale.
Viene data ai poeti dilettanti la possibilità di farsi conoscere in quanto raramente trovano spazio nell’editoria, e al pubblico di venire a contatto diretto con poeti conosciuti e sconosciuti.
Diversi autori sono giunti da varie parti d’Italia per offrire la loro produzione, con alcuni di essi abbiamo scambiato pareri sull’iniziativa e raccolto le loro dichiarazioni di poetica.
Stefano Rossi di Milano: “Non sono un poeta affermato, anzi non ho mai fatto conoscere le mie poesie neppure ai miei amici, per cui aspettavo da tempo un’occasione come questa”.
Valore d’Uso, collettivo di poesia di Roma: “Abbiamo aderito per avere rapporti con altri gruppi simili al nostro e per stabilire un contatto con la gente; lo stesso motivo per cui leggiamo poesie a Roma. I membri del Collettivo sono di varie età e ciascuno di essi esprime un tono diverso”.
Nuovi Poeti Veneti di Padova: “Il nostro è un gruppo di persone provenienti da varie città del Veneto unite nel tentativo di portare la poesia tra la gente nelle piazze, tra gli operai, non senza incontrare ostacoli da parte delle istituzioni e della cultura ufficiale. La poesia non è solo gioco letterario, ma ciò che unisce gli uomini al di là delle varie tendenze politiche, religiose, delle ideologie”.
Angelo Rusani di Sassari: “Nelle mie poesie esprimo il mio pormi davanti alla società, io credo che o gli uomini si danno da fare cercando di cambiare, o c’è da avere paura del tempo. Non mi interessa l’approvazione dei critici quanto piuttosto di essere semplice”.
Il momento clou si è avuto nelle due serate, dalle 17 alle 23, quando davanti a un pubblico attento, costituito in prevalenza da giovani, ai quali l’iniziativa è indiscutibilmente piaciuta, si sono succeduti numerosi autori ed autrici già presenti nel Mercatino oppure venuti appositamente con dattiloscritti e manoscritti per leggere le proprie opere, qualche volta con la voce tremula per l’emozione.
Molto composita è stata la produzione offerta nel Mercatino, dove non mancava quella, almeno in parte, di poeti molto noti.
Vito Riviello: “Sono un poeta meridionale che vive a Roma ed esprimo la condizione dell’uomo che viene dal Sud e che satireggia disperatamente fino ad arrivare ad una comicità dolorosa. Prima c’era una poesia meridionale molto limitata, quasi una negritudine, nella quale io intervengo per dire basta con l’essere noi razza, vediamo il mondo con i nostri occhi”.
Dacia Maraini: “Sono qui come mercante di poesia, che di solito è trascurata, in quanto la scuola e la vecchia letteratura ci hanno dato l’idea della lontananza della poesia, come di qualcosa che si ha solo nelle accademie, ma non è così; qui c’è invece una atmosfera quasi da scampagnata. La mia condizione di donna viene fuori da sola nelle mie opere, senza bisogno di programmarla, anche se l’espressione subisce poi una certa rielaborazione. La poesia insieme ai saggi è stato il campo, più che il romanzo, in cui si è cimentato il movimento”.
Biancamaria Frabotta: “Le poesie sono state all’interno del movimento un mezzo di comunicazione come superamento del linguaggio politico costituito da troppi slogan. Indubbiamente è aumentato il numero delle donne che fanno poesia ed anche se non tutte sono delle vere poetesse è un fatto significativo poiché una volta che si è costituita una tradizione è più facile che emergano delle individualità”.
Piero Santi: “Mi pare che la poesia e l’arte più in generale stiano riscuotendo una notevole attenzione, dopo la negazione dell’arte da parte delle ultime estetiche, che hanno puntato tutto sulla comunicazione”.
Rino Pradella: “Io non do nessun freno alla poesia, anche un linguaggio arbitrario è ammesso, anche temi politici, come già d’altra parte faceva Eschilo; salvo che è una danza essenziale, una danza di parole dietro cui ci sono le emozioni che ciascuno rivive con le parole. Tutti siamo in un certo senso poeti, mi dà fastidio la monopolizzazione da parte delle case editrici, per cui per me questo Mercatino è stupendo”.
La piazza S. Francesco ha avuto per due giorni protagonisti ben diversi dai soliti; qualcuno tra la folla ha mormorato: “Forse lo hanno fatto anche per allontanare quelli che si drogano”.
Il messaggio che emerge da questo incontro è indirizzato anche a loro, perché se l’arte può non rappresentare una nuova fede, può far dubitare e far capire che c’è qualcosa di più valido.

