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Diario del diario (maggio-agosto 1979)


Diario del diario (Due giorni a Ravenna)

Attilio Lolini, "Salvo Imprevisti", maggio-agosto 1979, n° 17

 

Impossibile parcheggiare a Firenze. Come al solito, appuntamento a casa di Mariella in Borgo S.S. Apostoli: partenza per Ravenna dove parteciperemo al Mercatino della Poesia, organizzato dal gruppo ravennate Tuttoprevisto: due giornate di lettura di poesia con annesso mercatino. Arriviamo trafelati con bagagli, borse: la macchina pericolosamente parcheggiata in via Forte del Belvedere. Abbracci, baci. C’è Beppe Mariano arrivato da Torino: ha dormito in un fortunoso pagliericcio di non ricordo quale orrida pensione fiorentina. Sta già male: per lui il viaggio a Ravenna, nella 127 di Silvia su per il Muraglione, sarà un inferno. Mariella, come di consueto quando partiamo, è ottimista; speriamo di vendere libri e riviste; si dice – misteriosamente – che a Ravenna “comprano”, e poi noi là siamo abbastanza noti.

Traffici e maneggi con Silvia per i soliti caffè; ritardi: discussioni sui ritardi, borse piene di libri e riviste; ci “ritroveremo” alle Barche a nolo dove, parcheggiata la macchina di Beppe Mariano, pensiamo di prendere definitivamente il “via” per Ravenna.

Io e Lory saliamo nella macchina di Roberto e Katia: apprendiamo che Riccardo e Giuliana ci raggiungeranno nel pomeriggio mentre Giovanni non viene.

Mariella, da un po’ di tempo in qua, è più strana del solito. Saranno i successi editoriali, insomma è come rifiorita, si è fatta anche più misteriosa; oggi porta la collana “colombiana” (regalo di Riccardo), se la mette quando è allegra. Io e Silvia, uniti dai “rifiuti” dei maledetti editori, complottiamo sconclusionatamente. Fermate durante l’ascesa dell’infernale Muraglione per via dei malesseri di Beppe Mariano; colazione con panini al prosciutto e bibite varie a metà strada.

Altri traffici per sistemarci nell’albergo prenotato.

Incontriamo Piero Santi che a Ravenna pare sia di casa.

Lette, in questi ultimi mesi, molte opere di Piero: ho “scoperto”, ma già l’avevo intuito, che è un grande scrittore. La lista dei libri che ha pubblicato da Amici per le vie, del 1939, fino al delizioso atto unico di quest’anno Où les coeurs s’éprennent, è impressionante. Fu Mariella a farmi leggere il bellissimo Ombre rosse, poi Piero invitò tutta la redazione di "Salvo Imprevisti" nella sua casa fiorentina, in via dell’Erta Canina, per una memorabile cena a base di fagioli e cipolle, panzanella e affettati vari. Difficile incontrare qualcuno più “triste” di Piero; la sua tristezza, per strani e non comuni sentieri “percorsi”, s’è trasformata in una sorta di ironica serenità, una specie di santità che si legge (ma, hélas!, quanti pochi “lettori” ci sono a questo mondo) nei suoi occhi giovani e luminosi.

Vito Riviello, che conosciamo qui a Ravenna, è un altro straordinario personaggio. Di notte fa gli oroscopi in versi.

Improvvisa.

Gli basta il nome e cognome di una persona – e l’indicazione della città dove sei nato – per “sezionarti”; è anche un indovino (o forse cartomante), le sue improvvisazioni sono eccezionali: versi molto armoniosi retti internamente da una non comune sapienza costruttiva e quella bonaria (ma anche terribile) cattiveria meridionale che colpisce (a morte) senza ferire.

Dicono: ci dà.

Beppe Mariano s’è rivisto giovane nelle campagne attorno a Cuneo; sbalordito ha chiesto un bicchiere di vino.

Dapprima ironie, risatine, poi silenzio, rispetto.

Mariella, mezz’addormentata, s’è svegliata di colpo e ascolta attentamente il Riviello che s’è fatto portare una tazza di brodo e una fetta di parmigiano. Solo Riccardo nega tutto e con ostinazione; dice che il Riviello s’è costruito qualche schemino e su questi schemi, appunto, “lavora”. Facilissimo. Volti comuni i nostri (mica tanto, però), storie generiche (per niente, penso), che ci vuole? Tutti tristi da giovani e soli.

Se a uno dici che è triste lo lusinghi, si sa. Digli anche che aspira a una vita diversa, che è spirituale ecc.

I soliti amori (e tremori) giovanili – questo Riviello va sul sicuro, mica rischia – solite storie, solito tutto.

S’incazza e parla con Giuliana che è stata mirabilmente “analizzata” dal Riviello, nega ferocemente il talento del mago.

La sua ghigna – è ormai l’una – è tremenda.

Ultima lettura: Casse-pipe, di Céline.

Dannati della poesia che recitano interminabili poemi. Giustamente gli organizzatori di Tuttoprevisto, guidati dalla brava Giovanna Maioli, non hanno fatto selezioni o pre-selezioni: tutti possono dire, il microfono è a disposizione. Ascolto attentamente quelli di "Valore d’Uso" (un foglio di comunicazioni-semplici che si stampa a Roma): bravissimi; molto divertente Antonio Ricci, poi conosciamo Tommaso Di Francesco che è l’animatore del Gruppo. Aspetto Carlo Bordini da Roma: non verrà.

Carlo è fatto così: viene quando non viene.

Giro di qua e di là per il mercatino dell’usato. Mi metto al banchetto delle nostre pubblicazioni; è vero: vendiamo, c’è interesse, movimento. Sono arrivati da Firenze Ubaldo Bardi e Luca Rosi di Collettivo R: anche loro impiantano il banchetto, vicino al nostro: altri abbracci, saluti, foto.

 

Incontro Ferruccio Brugnaro: parliamo degli editori di sinistra che – con ogni probabilità – sono del tutto simili a quelli di destra, non pagano, non rispondono, disordinati, miopi e anche professionalmente incapaci. Saluto Biancamaria Frabotta, conosciuta al mitico Convegno di Orvieto. Recita poesie scarne e efficaci. Recitano anche Mariella e Silvia. Il giorno dopo ascolterò la straordinaria Idana Pescioli.

L’ho già scritto da qualche parte: la poesia delle donne oggi è l’unica che abbia qualche senso e qualche interesse. Poesia viva, insomma, mentre quella dei così detti maschi è – se Dio vuole – defunta, inerte.

Inoltre la voce maschile è amusicale, lamentosa, autoritaria specie quando finge umiltà: interminabili litanie che si perdono nella scettica piazza. Il poeta-uomo al microfono è sommamente ridicolo, scemo.

S’è “trasformato”, per calcolo o burla, nel vano tentativo di una improbabile sopravvivenza.

I temi degli anni ruggenti (quelli della contestazione) sono diventati accademia e così le tarde ribellioni e i comizi rivelano tutta la meschinità e la precarietà delle mode e dei trucchi che li mossero. Per conservare il potere l’uomo è capace di tutto: anche di farsi poeta e rivoluzionario. Ma oggi appare ancor più sfiatato, osceno (per carità non vi fidate donne, bambini, alberi, sassi, di queste divagazioni!). Esser uomo è ormai un’insopportabile schiavitù. Noia. Sono dei tempi andati, precipitati, non ho molto senso, penso che la mia (la nostra) storia sia finita.

Bestia virile? Balle! Oggi, in modo particolare, l’Italia è un paese d’uomini (ma anche di poeti) finti, fasulli: niente cazzo, niente cervello. Una società opulenta? Bella, questa! Che produce? Sudiciume e vuotaggine. I letterati diventano perfino deputati: il loro insignificante mestiere decaduto li spinge su altri palchi, sempre sulla scena, sempre in mostra. Che dicono? Li hai mai ascoltati?

 

Dobbiamo vedere questo e quello: cioè i monumenti insigni della città. Mariella e Silvia spariscono: la piccola storia del nostro gruppo è anche un susseguirsi di scomparse.

Allarmi. Poi, dopo un estenuante consulto, decidiamo per San Vitale che è a due passi. Esclamazioni. Stupore.

La chiesa è piena d’infernali turisti. Che fanno? Dove vanno? Hai mai considerato con attenzione la peste turistica, questo gravissimo morbo dei nostri anni?

Perché guardi i mosaici se ci sono questi turisti?

Cos’è mai l’imperatore bizantino al confronto di un turista medio abbigliato e confezionato? Quale poeta canterà la demenza turistica?

I celebri monumenti non m’interessano come a Silvia, del resto, che appena entrata nella chiesa vuole uscire.

Che ci facciamo noi a San Vitale? Che ci dice?

Abito in una città-museo piena di così detti capolavori pittorici che mi onoro di non aver mai visto. Che non vedrò.

Con Katia, Roberto e Lory in una desolata pizzeria.

Sappiamo bene che i padroni dei ristoranti sono molto più “pericolosi” delle così dette brigate rosse. Decidiamo di spendere poco, quasi nulla. Perché farci depredare dagli avvelenatori?

Anche a Ravenna tutti comprano. È incredibile come il copione scritto dalla banda dei mercanti – al governo – venga recitato con tanta puntuale diligenza. Colloqui con Riccardo. Primo sterminato sermone.

La nostra vita non è altro che un’ossessiva, instancabile ripetizione di atti assurdi, bestiali. Bocche che masticano qualsiasi sudiciume, non sappiamo fare altro. Come mai questi convegni poetici ci conducono a stanche, puerili apocalissi? Vorremmo gridare, più che mai ridicoli, personaggi di qualche superata commedia americana. Mangiamo: non sappiamo fare altro, mangiamo e ingrassiamo. Dei veri maiali. Dei tubi digerenti. Misto frittura Savinio-Céline: la così detta intelligenza è una pianta rara e, per fortuna, quasi estinta. La totale demenza consumistica segna l’orlo estremo del millennio che muore. Come muore? Benissimo, direi: crepa nell’universale pattumiera, nel sudiciume dei barattoli e delle plastiche, nella vuotaggine dei cervelli manipolati e asserviti alla banda dei venditori di merci.

Rumina! Mangia! Cambia! La tua macchina è superata; l’hai appena comprata che già esce un modello nuovo, più lustro: ci stanno lucette colorate, aggeggi affascinanti, devi assolutamente averla, non puoi restare indietro, butta via il tuo televisore in bianco e nero, comprane uno a colori.

La macchina nuova urla, più perfezionata, più funzionale, più cromata, meglio rifinita; la plastica imita tutto, anche i poeti sono di plastica; bella e dolce plastica: calco meritorio dello sporco mondo.

I venditori di merci ripetono instancabilmente: sei libero, fai quello che vuoi, oggi è tutto a portata di mano, accessibile, acchiappalo!

Possiamo fare anche l’amore in un mondo senza amore, invecchiare bene anche se nasciamo decrepiti, grinzosi, già orribilmente adulti.

A Ravenna qualche sparso contestatore: macchiette, qualche povero drogato, spiritate matterie goliardiche; come il mondo corre a gran balzi verso l’abisso spalancato.

Altre letture: mi sdraio al sole.