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Il carteggio D’Annunzio-Fabris (1988)


Paola Rossi Gazzoni

- il CARTEGGIO

(G. D’Annunzio - Oreste Fabris)

 

Mio bell’incauto,

(mio, per sempre mio, Martedì Grasso)

– Dove sei? Su quale sogno corri. E quali epifanie stai inventando per l’anno impreparato?

Ah, l’ombra obliqua del tuo Borsalino!

La tua allegria mi vizia a voli azzurri, tal quale un coriandolo nelle feste golose del febbraio. Non chiedo che di ridere, ridere. E ancora ridere...

Gabry

hotel Savoia, h. 22,15

 

Galante amico,

ho rivisto Nora la sera scorsa a casa degli Andrei-Soino. Qualche frase sul tempo e molta (troppa) cortesia.

Tra me e lei – evidente – un’eterna commedia senza applausi.

La cena, grazie a Dio, è finita presto; ho inventato un forte mal di testa e me ne sono andato dopo poco. Certo seguito dal suo bel sguardo tinto.

Oreste

P.S. Andrei ha convenuto con me sull’eventualità di un “buen retiro” per artisti sul lago.

 

Bene mio,

tu sei per me, ogni giorno di più, un fiore baudelairiano pieno d’ambra e di veleni inquieti.

(m’ami, non m’ami?)

Talvolta mi sembra non capirti poi – d’improvviso – quel tuo “Gabriele” musicato, come la nota in molle di un violino.

SVANISCO.

Quanto al resto che dire? Continuo a pensar trame nero-Nora, dove ogni cosa brilla per assenza.

Gabry

Roma 7 gennaio 1923

 

Signore,

come è distratta Trieste senza voi!

Ieri è piovuto forte ed è così saltato l’appuntamento con Del Sando. – Rammentate? Il poeta di via Polster, quello di “liriche Istriane”.

Stamane, invece, un bel sole.

Ed io son qui, al tavolo del “Corso”: forse (chissà!) dimenticato anch’io da questa città restia a ogni mia avance.

V/S devoto

Oreste

 

Caro e mai lontano,

così poco so di te che il pensiero, ormai, non è che tela alla mia fantasia un po’ malata. Ed ora ti dipingo come un mondano Faust, agile equilibrista, ora come un Pierrot – ahimè – troppo lunare.

La vita come vedi è una scommessa, giocata al lume di una lunga notte. – tornerò vincitore oppure vinto? Niente vale più. Al lieto fine preferisco un gran finale.

Gabriele

 

Sublime “G”,

tu dici: – io ho quel che ho donato, ciò che mai ricordo, quello che nego.

È vero. (DANNUNZIANAMENTE VERO, Gabriele!)

Ma sono troppi (e troppo neri) i “non ti scordar di me” che sottintendi.

Madame “la larme” continua a gettarmi occhiate d’odio ad ogni incontro. Per ora taccio e rido, ma domani?

Oreste

 

Mio curioso,

quanto impeto c’è in quelle tue domande solo apparentemente brevi! Così fugaci!

– Sognare il sogno! E perché no?

L’attrice non fa testo, né io mi diletto a vestirmi per lei da bianco eroe. Non ho ritorni d’arpa: te lo giuro.

Svanisco sempre e sempre svanirò se dietro al tuo sorriso da cerbiatto ci saranno – come ieri – tutte le perle che ancora non ci siamo regalati.

Gabry

 

*

“falso dannunziano” presentato dall’Autrice al Mercatino 1988 e interpretato da Ivano Marescotti (Gabriele) e Gianfranco Tondini (Oreste) nell’intermezzo Carteggi amorosi

per gentile concessione dell'Autrice