Le stanze del pensiero (1996)
Dacia Maraini
Le stanze del pensiero
Sono silenziose le stanze del pensiero,
disse la bambina con gli occhiali.
Era un sussulto di buon umore
fra uno sguardo di sorpresa
e una strizza di apprensione;
portava scarpe da ginnastica e maglione.
Perché tanto silenziose? chiese
il signore dalla ruga in fronte.
Sono silenziose perché solitarie,
disse la bambina mangiandosi un labbro
e sono solitarie perché quiete e ariose.
Ma lui non riusciva a capire,
per lui il silenzio era vuoto e noia,
lui guardava il giovane seno di lei e
se ne compiaceva. Aveva due tasche
piene di progetti e la bocca morbida di cavallo.
Sono silenziose le mie stanze del pensiero,
disse la bambina togliendosi gli occhiali.
L’uomo con la ruga in fronte sorrise tristemente.
Lui credeva nel pensiero germinativo
ma anche nei giovani seni di donna.
È vuota la tua stanza, disse e i pensieri sono morti.
Lei inghiottì un chilo d’aria,
pensosa, improvvisamente presa
da un desiderio struggente d’amore.
Forse sì, forse sono senza pensieri, si disse
e vide la sua stanza volare via leggera
sopra due ali di carne,
dove vai? chiese
ma le rispose solo il sorriso triste
dell’uomo con la ruga in fronte.
*
testo scritto appositamente per il portfolio pubblicato dalle Edizioni Essegi nel 1996, con un disegno di Graziella Borghesi, in occasione del Mercatino Montale (vedi l'originale in Galleria documenti)
Edizioni Essegi, per gentile concessione

