Tre poesie (1979)
Roberto Linzalone
Tre poesie
Al mercato di Giovanna
Zanzotto Zanzotto
che cosa c’è sotto
il tuo telegramma:
un dramma
io voglio un risotto
urla un burchiello, ed un rosatello
è Vino Riviello
Piersanti, Piersanti
ahi quanti dal cielo grandine in terra
abbatton Ravenna
Ravenna antenna sul mare
Ravenna città da cantare
Ravenna città della penna
distrusse la guerra
ridusse una Serra da Laura incarnata
è andata la sera di mosto
fuggon ronzini ronzanti zanzare
dal posto occupato da mille poeti
ma senza divieti si dice si legge
si fa i fuorilegge a Ravenna
gridare insultare, e qualche pernacchia
“La ’osa gli è racchia!”
si leva Alighieri
dall’urne de’ morti
prendete i bicchieri, voi forti
e Liliete fremete?
Giovanna s’affanna
cercando Montale
(lei vuol rimediare)
Eusebio è al mare
al Lido Adriano
oppur Zancanaro;
il finale è amaro
gli manca anche un Tono
perdono perdono
per questa poesia
la mia malattia
che ho preso una sera
lasciando aperte finestre a Ravenna
città della penna
con una zanzara
che amara e insidiosa mi disse una cosa:
“Lasciate Matera!”
Ravenna, 18 settembre 79
Fra mille dirupi
(1)
Fra mille dirupi
lasciasti le rupi
poi giunta lontano
tendesti la mano
a olmi e abetaie
non erano gaie
le sere in cui tu piangevi
nei secchi latte latte
gatte tendenziose e scaltre
correte e dite alle altre
signore del mondo
fiorisce una dea
dell’arte già era
correte a Matera
contatelo ai rospi
ai ranocchi ai “cicidd
campeador” sui rudi
ginocchi di mamma
o “mammé”
(2)
che c’è?
cotechino!
le gatte al mattino
già perso il comando
mangiando
trascorron la sera
non vanno a Matera
dopo anni e anni
si mutano i panni
ma un giorno la dea
a Ravenna
incontra la penna
partita per fare
il monello
con l’altro (Riviello)
scusi
lei è di Matera
certo io sono Roberto
ma allora di lei
io mi fido:
sono una Loperfìdo
(3)
ma anche la mamma, sì la mia Anna
ed io son Giovanna
Giovanna Maioli
mangiammo fagioli tortelli alla panna
ma tu sei mia parente!
si sente?
si sente davvero
lo spero
(Giovanna da sola rimane in Via Armando Diàz e pensa alla raz alla razza alla casa che ebbe una sera, a Matera)
Esce (di casa)
“Fine primo atto”
Roberto con affetto tutto telefonico
Ravenna, 17/9/79
La notte languida antica
la notte languida antica
con te fra le dita
mia foglia di fico io suono le corde le vene
aduno le greggi di paglia sul mare,
che pare acquerello consunto
fra qualche riassunto del nonno
e i vecchi rastrelli in soffitta
sta’ zitta
mosca noiosa!
lascia la nonna rosa
con l’angina nel petto da me prediletto
un festone di mosche al balcone
festeggia il re maialino
che torna dai calanchi
con trenta muli stanchi
di scorta in processione
rosea prolusione
il sole massone gran maestro
senza la cazzuola
ha conservato un testo
di una remota scuola
le corde le vene
ma chi me le tiene?
io voglio suonare!
per te luna antica
che vidi rapita
in un cesto al vigneto
cafone cafone
ridammi la luna!
al chiaro di cosa
io devo suonare?
zio nino è un grillo;
dirige zanzare
giovanna riappare fra siepi di stelle
venite, sorelle bambine,
solenne è l’orchestra
incanto del canto
intanto
lo schioppo uno scoppio fra nubi
buca nel panno del cielo un foro più chiaro
rinasce altra luna
nessuno più rubi la donna del cielo!
io sono un avaro che vuole la luna
moneta celeste in un velo.
Ravenna, 18 settembre 79
*
testi scritti in occasione del Mercatino 1979

